
Il Papa al Concistoro, “la guerra nasce dalla cultura della potenza, da come si esercita il potere, si usano l’economia, la tecnologia e perfino la religione”

Il discorso di Leone XIV a conclusione dei lavori del Concistoro straordinario. “Dio desidera la pace per ogni nazione e per ogni popolo. Per questo non dobbiamo rassegnarci alla violenza. La violenza non avrà l’ultima parola“, è stato il suo appello. “Ricostruire una cultura della cooperazione e del dialogo, capace di dare nuova forza anche al multilateralismo”, ha affermato. “il contributo dei fedeli laici impegnati nella vita pubblica è essenziale”. La vicinanza al popolo del Venezuela colpito dal terremoto.
CITTA’ DEL VATICANO, 28 GIUGNO – “La guerra non è soltanto un conflitto tra gli Stati. Nasce molto prima, da una cultura della potenza che attraversa il nostro modo di pensare, di vivere le relazioni, di esercitare il potere, di usare l’economia, la tecnologia e perfino la religione”. E’ una delle riflessioni contenute nel discorso pronunciato ieri pomeriggio da Leone XIV nell’Aula Nuova del Sinodo a conclusione dei lavori del Concistoro, in presenza degli oltre 170 cardinali giunti per l’occasione da tutto il mondo.
“Se questa è la radice della crisi, la risposta domanda di ricostruire una cultura della cooperazione e del dialogo, capace di dare nuova forza anche al multilateralismo, perché i popoli imparino nuovamente a cercare insieme il bene comune dell’intera famiglia umana”, ha affermato il Pontefice. In questo cammino “il contributo dei fedeli laici impegnati nella vita pubblica è essenziale: hanno bisogno della vicinanza e del sostegno della comunità ecclesiale per vivere la ‘carità politica’ che avete ricordato”. La stessa cultura della cooperazione “cresce attraverso il dialogo ecumenico e interreligioso, che non attenua la nostra identità cristiana, ma la rende capace di servire insieme il bene comune e la pace”.
Il Papa ha detto di aver trovato poi “particolarmente prezioso il modo con cui alcuni di voi hanno affrontato il tema della risposta nonviolenta di fronte alle molte forme di violenza. Essa è una forma profondamente evangelica di abitare la storia, frutto della contemplazione del modo di agire di Gesù. Non consiste nella rinuncia al conflitto né in un atteggiamento passivo, ma nello scegliere di affrontarlo senza riprodurne la logica. Essa non rinuncia alla verità né tace il male, ma rifiuta di difenderla con la violenza e di trasformare l’altro in un nemico: comincia disarmando se stessi”.
E in questa prospettiva, “diversi gruppi hanno sottolineato l’opportunità di proseguire l’approfondimento del tema della legittima difesa alla luce delle profonde trasformazioni intervenute nella natura dei conflitti contemporanei. Questa riflessione merita di essere ulteriormente sviluppata con il necessario rigore teologico e pastorale”.
Papa Leone ha ringraziato in confratelli cardinali “Vi ringrazio “per la libertà, la fraternità e il senso ecclesiale con cui avete preso parte ai nostri lavori. Porto con me non soltanto il contenuto delle vostre riflessioni, ma anche l’esperienza che le ha rese possibili”. E ha toccato i vari punti del lavoro svolto nelle due giornate, divise in quattro sessioni: oltre al tema della guerra, quelli della sinodalità (“desidero affidarvi ancora una volta il cammino di attuazione del Sinodo. Vi chiedo di accompagnarlo con convinzione nelle Chiese che servite, favorendone una comprensione autentica e incoraggiando tutti a prendervi parte: si tratta di aiutare le nostre Chiese a crescere in uno stile sempre più evangelico”), dei giovani, della famiglia, della Dottrina sociale della Chiesa, delle “responsabilità della Chiesa nel mondo di oggi”.
“Questo Concistoro è stato un momento prezioso, ma non deve rimanere un appuntamento isolato”, ha ribadito Prevost, che prima di concludere ha voluto “accogliere l’appello unanime che è salito da questo Concistoro e farlo mio. Anzi, vorrei che lo facessimo insieme, attraverso queste parole. Diciamolo ai nostri confratelli Vescovi, alle Chiese affidate al nostro ministero e a tutti i popoli della terra: Dio desidera la pace per ogni nazione e per ogni popolo. Per questo non dobbiamo rassegnarci alla violenza. La violenza non avrà l’ultima parola. Dio continua ad aprire nella storia cammini di riconciliazione e di pace. Abbiamo la responsabilità di percorrerli con coraggio e di aiutare il mondo a riconoscerli”.
All’inizio della sua riflessione conclusiva, il Papa ha anche espresso “la nostra vicinanza, mia e di tutto il Collegio Cardinalizio, alla popolazione del Venezuela, duramente colpita dal violento terremoto di questi giorni. Assicuriamo la nostra preghiera per le vittime, per le loro famiglie e per quanti soffrono le conseguenze di questa tragedia. Affidiamo al Signore anche tutti coloro che sono impegnati nei soccorsi e chiediamo che non venga meno la solidarietà delle comunità internazionali verso quella cara Nazione”.

Sulla gravissima situazione in Venezuela, Leone XIV è tornato anche all’Angelus di oggi in Piazza San Pietro. “Desidero esprimere la mia solidarietà ai miei fratelli e sorelle venezuelani colpiti dai recenti terremoti che hanno causato numerose vittime e feriti, oltre a ingenti danni materiali – ha detto il Pontefice, parlando in spagnolo, dopo la recita della preghiera mariana -. Mentre prego il Signore per l’eterno riposo dei defunti, rinnovo la mia vicinanza spirituale alle loro famiglie, ai feriti e a tutti coloro che sono stati colpiti da questa tragedia”. Allo stesso modo, ha aggiunto, “esprimo la mia gratitudine e il mio incoraggiamento a tutti coloro che si stanno generosamente adoperando nelle operazioni di ricerca e soccorso”.
[Foto: Vatican Media]



