Gaza: Hamas annuncia le dimissioni del suo governo. Israele, “manovra di facciata”

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Per il Board of Peace sono «i fatti, non le promesse» a contare sul futuro di Gaza. Per Israele le promesse di Hamas sono solo una strategia per prendere tempo. E così l’annuncio del gruppo terroristico di aver fatto dimettere i suoi uomini dal governo della Striscia è accolto con un misto di cautela, diffidenza e scetticismo.

Hamas presenta la mossa come il primo passo verso il trasferimento dei poteri al Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, la squadra di tecnocrati palestinesi prevista dal piano del presidente Usa Donald Trump per il dopoguerra, spiega il portale Moked/Pagine Ebraiche. Il cosiddetto Comitato d’emergenza, cioè l’apparato civile con cui l’organizzazione governa l’enclave, avrebbe rassegnato le dimissioni per aprire la strada a una nuova amministrazione, ma il passaggio per ora resta più formale che sostanziale.

Il Board of Peace, l’organismo internazionale incaricato di supervisionare la transizione, ha preso atto dell’annuncio, evitando entusiasmi. «In ultima analisi, la nostra valutazione sarà guidata dai fatti, non dalle promesse», ha chiarito il Board, spiegando che il criterio sarà la capacità di rispondere ai bisogni essenziali della popolazione di Gaza. Non basta dichiarare un trasferimento di potere: bisogna renderlo reale. E questo include, secondo il Board, la consegna di tutte le armi al Comitato nazionale, come previsto dal piano di pace per Gaza e dalla risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Altro punto dirimente è garantire al Comitato nazionale di esercitare il proprio mandato in modo indipendente, senza interferenze di Hamas nelle decisioni amministrative e di governo. Ed è qui che l’annuncio del gruppo terroristico mostra tutti i suoi limiti: i tecnocrati sono ancora fuori dalla Striscia, bloccati al Cairo, e Hamas non ha accettato di consegnare le armi.

Per questo un alto funzionario israeliano ha definito l’annuncio «una manovra propagandistica priva di significato». Secondo Israele, Hamas teme di essere indicata dai mediatori come responsabile della violazione degli accordi e cerca quindi di mostrarsi flessibile senza rinunciare davvero al potere, spiega l’emittente Kan. Il punto decisivo è che le dimissioni riguardano solo la struttura politica dell’amministrazione: gli uffici continueranno a funzionare con gli stessi dipendenti, mentre l’ala militare e il suo arsenale restano esclusi da qualsiasi trasferimento di potere.

Sul terreno l’esercito israeliano ha progressivamente ampliato la propria presenza nella Striscia di Gaza: secondo le stime citate dai media israeliani, controlla almeno il 60% dell’enclave, mentre il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato di portare quella quota fino al 70%. Nelle zone dove le Idf non sono presenti, i terroristi di Hamas esercitano il potere di fatto, con apparati di sicurezza, armi e violenza.

[Fonte e Foto: Moked/Pagine Ebraiche]