Trump: “il cessate il fuoco in Iran è finito”

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Nella notte fra martedì e mercoledì, Stati Uniti e Iran hanno scambiato nuovi attacchi incrociati. All’avvio del vertice NATO ad Ankara, Trump ha dichiarato che per lui il cessate il fuoco non ha futuro. Il focus di Michele Bertelli per l’ISPI.

“Penso sia finito.” Così il presidente degli Stati Uniti ha definito il memorandum di intesa siglato il mese scorso con l’Iran per raggiungere un accordo di pace a metà agosto. Le dichiarazioni arrivano dopo che l’esercito americano ha bombardato oltre 80 obiettivi della Repubblica islamica in risposta ad attacchi su tre navi commerciali nello stretto di Hormuz. Di cui però le autorità di Teheran non hanno rivendicato la responsabilità. Secondo l’esercito iranianobasi costiere e installazioni civili sono state colpite dagli Stati Uniti nelle province di Hormozgan, Mahshar e Bandar Mahshahr. Media iraniani hanno riportato anche attacchi nella regione sudoccidentale di Busher. La risposta di Teheran non si è fatta attendere: le forze armate hanno a loro volta attaccato 85 basi militari statunitensi in Bahrain e Kuwait. Parlando alla riunione della NATO in programma ieri e oggi in Turchia, Trump ha anche detto che non vuole più “parlare con loro.” “Sono spazzatura. Sono persone malate,” ha dichiarato ai giornalisti dell’agenzia Reuters prima dell’inizio summit. “E’ solo una perdita di tempo.” E ancora, durante un colloquio con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha confermato che li “avrebbero colpiti duramente di nuovo stanotte.” Parole che sembrerebbero mettere la parola fine al flebile tentativo di arrivare a un accordo di pace, riaprendo un conflitto che va avanti dal 28 febbraio.

Una pietra tombale sui negoziati?

In teoria, il memorandum firmato tra Stati Uniti e Iran lo scorso giugno dava a entrambi 60 giorni per raggiungere un accordo definitivo, che comprendesse anche la gestione del programma nucleare della Repubblica islamica. Ora sembra molto difficile pensare che possa essere portato avanti. Il ministero degli affari esteri iraniano ha dichiarato che gli ultimi attacchi statunitensi, la decisione di revocare il permesso alla vendita di petrolio e gli attacchi di Israele in Libano hanno reso non effettive “parti importanti ed essenziali dell’accordo”, secondo quanto riferito dall’agenzia di stato IRNA. Non sarebbe però la prima volta che Trump rilascia dichiarazioni abrasive in pubblico, senza però poi darle seguito. L’11 giugno, ad esempio, aveva già lasciato intendere che il cessate il fuoco fosse alla frutta, minacciando di colpire Teheran “molto duramente”. Ma poi scelse di annullare le incursioni la sera stessa. E anche questa volta sembra lasciare uno spiraglio aperto. Il New York Times sottolinea come il presidente stia infatti permettendo alla sua squadra di negoziatori di continuare il dialogo. Cosa accadrò lo si saprà forse solo alla fine delle cerimonie funebri per l’Ayatollah Ali Khamenei, l’autorità suprema iraniana uccisa da un attacco durante il primo giorno della guerra. I negoziati erano infatti già stati sospesi per il lutto.

Stretto chiuso e petrolio alle stelle?

In contemporanea agli attacchi, l’amministrazione americana ha deciso anche di attivare di nuovo le sanzioni contro la vendita di petrolio iraniano sui mercati internazionali. La licenza era stata pensata dai tecnici del Dipartimento del tesoro per permettere alla Repubblica islamica di condurre transazioni in dollari, in una strategia che lo stesso Segretario del tesoro Scott Bessent aveva definito come “bastone e carota”. La decisione dell’attacco si sta già però ripercuotendo sul mercato del greggio, con il prezzo sull’indice di riferimento Brent che ha subito un brusco rialzo del 6 per cento, superando i 78 dollari a barile e toccando il livello più alto delle ultime due settimane. Dallo stretto di Hormuz transita infatti circa un quinto del consumo mondiale di petrolio e una quota significativa del GNL mondiale. Una possibile nuova chiusura a causa di una ripresa delle ostilità genera perciò forti preoccupazioni negli osservatori economici. Oggi Arsenio Dominguez, segretario generale dell’Organizzazione Marittima Internazionale, ha chiesto agli operatori di non mandare le loro imbarcazioni nell’area. Secondo Reuters, quattro petroliere e gasiere hanno già invertito il senso di marcia. Anche se i valori del petrolio rimangono ben al di sotto del picco di 120 dollari raggiunto nei mesi passati, lo spettro dell’inflazione ricompare così all’orizzonte. In uno scenario che è già complicato: il Fondo Monetario Internazionale ha infatti ribassato al 3 per cento le proprie previsioni di crescita dell’economia globale, sottolineando come la guerra, la frammentazione del commercio e l’arrivo dell’Intelligenza Artificiale pongano seri rischi a queste aspettative. La crescita dovrebbe poi rimbalzare al 3,4 per cento l’anno prossimo. Assumendo però che Hormuz sia di nuovo aperto a metà di luglio. Una condizione che in questo momento appare in dubbio.

Trump contro tutti?

Ma l’Iran non è stato l’unico bersaglio di Trump, che, appena arrivato ad Ankara, ha informato i paesi alleati di aver ordinato a Bessent di sospendere qualunque commercio con la Spagna, rea di essersi opposta alla richiesta di portare il contributo per le spese di difesa della NATO al 5 per cento del prodotto interno lordo. “Non partecipano. Non pagano,” ha detto il presidente al segretario generale della NATO Mark Rutte. In una nota ufficiale riportata da Reuters, l’ufficio del primo ministro spagnolo ha detto di considerare le esternazioni di Trump come “la solita storia (business as usual)” e che non hanno intenzione di modificare le loro “eccellenti” relazioni con Washington. Trump ha ripetuto poi anche le sue pretese nei confronti della Groenlandia, irritando, ancora una volta il governo danese. A dispetto delle dichiarazioni ufficiali abrasive, l’agenzia stampa Reuters ha parlato con una fonte informata di come stessero andando gli incontri a porte chiuse. Questa avrebbe rivelato che Trump ha ribadito di voler mantenere gli Stati Uniti all’interno della NATO. E, a fine giornata, tutti i diversi membri hanno confermato di essere determinati del proseguire il proprio accordo di mutua difesa, aumentare le spese militari e la produzione per la difesa, oltre a confermare un ulteriore supporto per l’Ucraina per un totale di 80 miliardi di dollari per quest’anno e per il prossimo. Lo stesso Trump ha descritto il summit come un tremendo successo. “Abbiamo raggiunto un accordo senza precedenti per aumentare la spesa per la difesa, molti di questi paesi sono d’accordo, ne abbiamo solo un paio che non lo sono ma sento che si stanno muovendo in quella direzione”. E un “tremendo successo” è stata anche la campagna contro l’Iran, con i prezzi del petrolio che crolleranno. Per ora, i mercati sembrano dire l’opposto.

Il commento di Gianluca Pastori, ISPI Senior Associate Research Fellow

“Mentre nel Golfo la tensione risale con la ripresa dei bombardamenti statunitensi sull’Iran, il vertice NATO di Ankara ha confermato – se mai ce ne fosse stato bisogno – la difficile fase che l’Alleanza atlantica sta attraversando. Le critiche del presidente Trump ai ‘pessimi’ alleati europei hanno ricalcato un copione ormai noto, mentre il ritorno della questione della Groenlandia sotto i riflettori ha riacceso i contrasti su un fronte che sembrava sopito. Nella breve dichiarazione finale non mancano i segnali positivi, soprattutto per quanto riguarda la ribadita unità dell’Alleanza di fronte alle minacce dello scenario internazionale. Come lo scorso anno a L’Aia, il cuore della dichiarazione sembrano, tuttavia, essere soprattutto i temi della spesa e la volontà di evidenziare l’accresciuto impegno europeo in questo campo. Una ulteriore dimostrazione di come le priorità della Casa Bianca continuino a dettare la linea di fondo longo cui la NATO su muove e come tale linea sembri esseri sempre più chiaramente spostata dalla logica del burden sharing a quella del burden shifting”.

[Fonte e Foto: ISPI]