Papa Leone e la logica che governa il mondo

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Papa Leone XIV, nel suo discorso al Programma Alimentare Mondiale, ha messo in discussione i sistemi politici ed economici che perpetuano la disuguaglianza, i conflitti e l’esclusione. Il commento di padre Antonio Spadaro per il sito Global Catholic.

Di p. Antonio Spadaro, SJ, da Global Catholic

Il 22 giugno Papa Leone XIV ha visitato la sede del Programma Alimentare Mondiale a Roma. Il suo discorso non si è limitato alla fame, ma ha parlato del mondo e della logica che lo governa.

Negli ultimi giorni abbiamo assistito a interventi incisivi del Papa, che hanno così rivelato la portata globale della sua autorità morale.

È ormai diventato il punto di riferimento per eccellenza sulle grandi questioni del nostro tempo, ascoltato quasi ovunque, anche se il suo messaggio non sempre viene accolto con entusiasmo.

Intelligenza artificiale, pace, cooperazione tra i popoli, dignità della persona: tutto questo è stato espresso in un mondo frammentato.

Il filo conduttore è unico e inequivocabile: la difesa della persona contro ogni tentativo di ridurla a oggetto, numero o strumento.

Di fronte ai funzionari dell’agenzia delle Nazioni Unite, il Papa non si limita a denunciare la fame. Pone una domanda cruciale: quale ordine mondiale continua a produrre le stesse crisi che poi è costretto a curare?

Non basta rispondere all’emergenza, dice. Bisogna capire perché il sistema continua a generare gli stessi problemi. Sempre gli stessi.

Le istituzioni create per salvaguardare il bene comune mondiale si sono indebolite. Il dialogo tra i popoli rischia di degenerare in una contesa disordinata, conflittuale e dominata dalla sfiducia.

Di fronte al Programma Alimentare Mondiale, l’analisi assume un volto concreto. Mai il mondo ha prodotto tanto cibo e ricchezza quanto oggi. Eppure milioni di persone sono rimaste senza pane. Le stesse forze che guidano la crescita, osserva il Papa, spesso acuiscono l’esclusione.

Leone riprende un’intuizione di Papa Francesco: gli aiuti restano inutilizzati, bloccati da decisioni politiche, ideologie e barriere doganali. Le armi no. Le armi viaggiano sempre.

I conflitti, dice Leone, si alimentano più facilmente delle persone. La formulazione è dura e mette a nudo una gerarchia di priorità completamente capovolta.

Ma c’è un secondo pericolo, meno visibile e più subdolo. Il Papa lo chiama la burocratizzazione della solidarietà. Quando le procedure contano più delle persone, gli aiuti rallentano. E chi non produce un valore tangibile semplicemente scompare. Diventa invisibile. In questo modo, dice il Papa, la vita umana finisce per essere trattata come una merce.

Ecco perché Leone insiste sul ruolo delle comunità locali, della società civile, degli enti religiosi.

In molti angoli del mondo, ci ricorda, la Chiesa arriva dove le istituzioni internazionali non possono. La vera fraternità nasce da relazioni vive, non dalla burocrazia, da una presenza radicata nella terra stessa.

E così arriviamo al cuore del messaggio. La sicurezza alimentare è parte della sicurezza di tutti.

In un momento in cui la politica parla il linguaggio della competizione e della paura, Leone afferma che non c’è futuro condiviso se la cooperazione tra i popoli perde la sua credibilità.

[Fonte: Global Catholic (nostra traduzione); Foto: Vatican Media]